domenica 8 ottobre 2017

ORIA TURISTICA E LA STORIA DELLA "CRIPTA DELLE MUMMIE"

Oggi sono venuti a visitare Oria circa 60 cittadini di Canosa di Puglia, soci della Sezione ANPS (Associazione Nazionale Polizia di Stato), il cui presidente è un mio amico di vecchia data: il Cav. Paolo Zingarelli, al quale ho dato collaborazione per una buona riuscita dell'evento.
Grazie al servizio offerto dalle guide turistiche della  Cooperativa Nuova Yria hanno potuto visitare Parco Sabba-Montalbano, il Museo Messapico presso Palazzo Martini, la Cattedrale con annessa Torre Palomba ed ipogei, Piazza Manfredi, nonché parte del centro storico.

Gli amici canosini hanno molto gradito il tutto..... e quando dico tutto mi riferisco anche al pranzo che hanno consumato presso il Ristorante "da Saverio".

Gli stessi hanno più volte manifestato apprezzamenti per l'ottima pulizia delle vie del centro storico che hanno percorso.

Vi lascio immaginare il mio stato d'animo nell'ascoltare in diretta simili commenti positivi nei confronti della nostra città.

Un pubblico ringraziamento è doveroso rivolgere da parte mia all'amministrazione comunale che ha consentito l'apertura di Parco Montalbano e al Prof. Pino Malva per aver autorizzato l'apertura del Museo, d'intesa con la competente Soprintendenza. Il Prof. Malva (Presidente della Pro Loco, nonché Direttore del Museo), presente fisicamente, oltre a rivolgere un personale saluto ha guidato i forestieri nei vari locali del Museo, insieme alle guide turistiche.

Agli amici canosini non poteva non destare interesse la "Cripta delle Mummie" e, in occasione del saluto di commiato, ho promesso loro che avrei scritto qualcosa in merito (a beneficio di qualche distratto), riassumendo quanto esaurientemente spiegato dalle guide turistiche.
Da Canosa di Puglia ad Oria.
Da Canosa di Puglia ad Oria.
Orbene, le promesse vanno mantenute e in questo post riporto un articolo da me pubblicato nel 2012 sul sito Fondazione Terra d'Otranto.
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Sotto la Basilica  Cattedrale di Oria è situata la cosiddetta Cripta delle Mummie, unico caso di laici mummificati in Puglia.

Secondo la tradizione locale la cripta venne realizzata nel 1484 come luogo di preghiera e di memoria di tutti coloro che non erano tornati dalla battaglia contro i turchi in Terra d’Otranto (1480-1481). Apprendiamo da fonti documentali (AVO, Congrega della Morte, cartella 123. Oria 1896/97, fasc. n.38, riportata in LE CONFRATERNITE IN ORIA del C.R.S.E.C.N°21 – Ceglie M/ca)  che

[nell’autunno del 1481,il re Ferdinando d’Aragona approfittando di un momento di debolezza delle Falangie Turche di Macumetto II, spedì suo figlio Alfonso con molta armata, che a sè unita aveva parte di quella del Papa e della Repubblica genovese che ripresero con vittoria l’afflitta città di Otranto. Disfatti i Turchi molti di essi si sbandirono per la provincia in piccole guerriglie che saccheggiavano e incendiavano i villaggi, chiese e rapinavano donzelle. Prima che partisse il re Alfonso, lasciò in provincia Giulio Bonifaci che col suo naviglio in Otranto avea recato per compervi alcuni incarichi regi. Il Bonifaci, dopo aver compito al real mandato, mal tollerando le brigantesche compagnie turche che si eano sbandato dietro la disfatta di Otranto, istituì qui in Oria assieme ad illustri cittadini una colonna mobile di Crociati per disfare i pochi nefandi Turchi che si appellò: “Crociati fede o Morte”.

Alla patriottica impresa promossa dal Bonifaci, tra gli illustri oritani che si arruolarono si distinse Beltrando Landi. Così per opera di molte compagnie di Crociati furono disfatte le bande turche. Quando approssimandosi la primavera, il dì 14 marzo 1484, secondo venerdì del mese, che di già s’era compiuta in Italia la pace tra i principi, tutti i Crociati si ritirarono nei rispettivi paesi, ma la principale era quella di Oria.

Giunta nelle vicinanze della città, il vescovo Mons. Francesco De Arenis, di nazione portoghese, assieme al molto clero di quel tempo, uscirono incontro a quella crociata per riceverla trionfalmente a condurla in Chiesa ove il predetto vescovo benedisse e impose il titolo di Compagnia del SS. Crocefisso, facendo premettere quello di “Fede o Morte”. Così si mantenne fino al 1576. Nel 1598 Mons. Del Tufo, primo vescovo dopo la separazione della chiesa di Brindisi da quella di Oria, pose la Compagnia sotto la protezione e titolo di Maria SS. del Carmine, appellandola Confraternita della Morte, sotto il titolo del Carmine]… 
Emblema dipinto sugli stalli del coro dei confratelli.
Lungo i lati maggiori della cripta furono ricavate 22 nicchie, nelle quali avrebbero preso  posto i corpi mummificati dei confratelli che ne avessero fatto richiesta, a partire dai reduci della crociata contro i turchi, al fine di dare loro una sorta di visibilità eterna.

Dai molti documenti si rilevano le testimonianze degli stessi confratelli che esprimevano la volontà di essere poi sistemati nel soccorpo della cattedrale, nella cripta. Uno dei tanti documenti così riporta: “…Ogni confratello che voleva essere imbalsamato doveva dichiarare e documentare la sua volontà in presenza di una riunione assembleare non inferiore di quaranta fratelli, nonché la presenza dei familiari dopo il rito funebre, rivestito della sua divisa che gli servì da Professo nella compagnia e messo in una nicchia… avendo cura i familiari delle pulizie entro il mese di Ottobre per la commemorazione dei defunti…”.



Emblema dipinto sugli stalli del coro dei confratelli.
Il 12 giugno del 1804 la Francia di Napoleone Bonaparte adotta l’Editto di Saint Cloud (recepito nel 1806 nelle repubbliche napoleoniche italiane), con il quale, fra l’altro, si vietano le mummificazioni, che ad Oria però continuarono, forse clandestinamente, se si considera che delle 11 mummie presenti solo una è risalente all’anno 1771 e quindi ad epoca antecedente all’editto napoleonico. Le altre 10 mummie recano data successiva al 1804 e l’ultimo confratello che ha subìto il processo di mummificazione è Michele Italiano, deceduto nel 1858.

Il cadavere da mummificare veniva eviscerato ed aspirata la materia cerebrale dalla narici, al posto degli organi interni veniva messa una miscela di sali disidratanti insieme a calce vergine polverosa, e poi ricucito e calato in una vasca in cui c’erano le stesse sostanze messe all’interno del corpo.
 Affinchè avvenisse la completa disidratazione e disinfezione, il cadavere rimaneva in tale vasca  per un periodo di tempo (due anni, due anni e mezzo) che variava in base  alla corporatura del confratello. Dopodiché, alla presenza obbligatoria di almeno due familiari, il cadavere, ormai disidratato, mummificato, veniva ripescato, ripulito, trattato con degli unguenti, ricoperto con la tunica personale e posto in una delle nicchie.

Non sempre il procedimento di mummificazione andava a buon fine. L'operatore addetto, per evitare danni all’apparato scheletrico ed alla pelle (che doveva rimanere integra), doveva fare molta attenzione nel dosare la calce caustica in modo ottimale, in rapporto al peso ed alle caratteristiche del cadavere.


Mummificazione ben riuscita

Particolare mummificazione ben riuscita

Sul pavimento della cripta sono visibili delle botole al cui interno in passato venivano custoditi i resti mortali dei confratelli che non venivano mummificati. Come riferito da uno degli ultimi priori, il  signor Viapiana,  in una delle botole sarebbero  tuttora custoditi i resti di un priore del passato e di sua moglie.

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