sabato 27 giugno 2015

ORLANDO DE TOMMASO da ORIA (eroe nazionale della Resistenza) - PARTE PRIMA

 
(Stralcio dal libro di B.P.Marsella "In memoria del Cap. dei CC. Orlando De Tommaso", pubblicato nel 1952). 

Orlando De Tommaso nacque in Oria il 16 febbraio del 1897 al pianterreno della casa Contento di Via Piazzella allora segnata col numero 72. Fu il più piccolo di cinque fratelli di una famiglia onesta e modesta. Circa la sua infanzia può tracciarne la più lusinghiera nota caratteristica il suo vecchio pedagogo; nel convento di San Pasquale (oggi santuario di Sant'Antonio), con i due fratelli di lui maggiori, fu sempre inappuntabile ai lieti raduni, gareggiando coi migliori nello zelo e nel profitto. Quando il padre Giovanni si trasferì a Taranto, nel 1907, per l'educazione culturale dei figli, studiosi e volitivi, non fu deluso nei suoi sacrifici: essi superarono felicemente il ginnasio e il liceo: i primi tre spiccarono il volo verso gli studi universitari e, conseguita la laurea in legge, richiamarono a Roma tutta la famiglia.
Il nostro Orlandino, dopo aver partecipato con entusiasmo alla guerra mondiale del 1915-18, facendovi risplendere le non comuni doti di soldato e di ufficiale, continuò la carriera militare  nell'Arma benemerita dei RR. Carabinieri, con la fede e la fedeltà degli "Usi a obbedir tacendo"; fede e fedeltà che caratterizzarono il "curriculum" della sua vita matura, fino al sublime martirio della Patria terrena, per meritarsi la gloria della Patria celeste.
Più che per la medaglia di argento al V.M. (con proposta di commutarla in quella in oro), ci sentiamo orgogliosi per esserGli dedicata - in Roma - la caserma degli Allievi Carabinieri, prima intitolata a Vittorio Emanuele II. "Padre della Patria"!

Per comprendere appieno l'olocausto del nostro Concittadino (che intenzionalmente ho definito "martirio"; poiché è martire chi affronta la morte per un ideale) rievocherò qualche ora tragica della "passione di Roma", riepilogandola dagli appunti da me tracciati durante i dieci mesi fatali:
Sono, ormai, consacrate alla Storia le dolorose vicende della povera Italia, dall'Armistizio in poi; per quelle che riguardano la Capitale italiana, è bene ricordare che in Roma cessò ogni resistenza, contro il Tedesco aggressore, alle ore 10 del 10 settembre 1943.
L'Esercito e il Popolo romano, che gli si opposero coraggiosamente dalla notte dell'8 settembre a tutta la mattinata del 10, desistettero dalla lotta, perchè prestarono fede alla "parola di onore" del soldato prussiano, il quale - in guerra - è l'"eterno barbaro" carducciano.
Il tragico epilogo si compì per gli ordini caotici della prima e della seconda giornata di combattimento. Dalla Cecchignola a Porta San Paolo, Esercito e Popolo si opposero, ancora, alla manovra del nemico, ma l'ordine di permettergli l'attraversamento della Città, per ricongiungersi alle forze risalienti al Nord, svelò il tradimento.
La mattina dell'11 settembre, i Romani compresero che i Tedeschi erano padroni della situazione: oramai sciamavano - armati fino ai denti - nel centro e nella periferia di Roma, irrisoriamente dichiarata "Città aperta"....
Queste note di cronaca formano la storia autentica dell'inglorioso destino della Capitale d'Italia, per la cui difesa si prodigarono invano i Cavalleggieri della Montebello e i Granatieri di Sardegna, come invano si immolarono: tra i Militari, il Capitano De Tommaso con la sua compagnia di Allievi Carabinieri; tra i Civili, il magnanimo Prof. Raffaele Persichetti con altri popolani....
STRALCIO DAL "CARABINIERE":
"La sera dell'8 settembre la Legione Allievi Carabinieri ricevette l'ordine di tenere la truppa consegnata in caserma....
Il capitano De Tommaso riunì la sua compagnia, interessandosi dell'armamento collettivo e dirigendo la distribuzione delle munizioni..... verso le ventitrè echeggiarono le caratteristiche note dell'adunata. Il Comandante Generale dell'Arma comunicò che un battaglione doveva raggiungere, immediatamente, l'autostrada di Ostia, a disposizione della Divisione Granatieri di Sardegna, impegnata in aspro combattimento contro una divisione paracadutista tedesca, che tentava, in forze, di occupare la Capitale.
Appena giunti nei pressi della basilica di San Paolo, alla 4^ Compagnia (del capitano De Tommaso) fu dato ordine di appostarsi sull'autostrada, per evitare infiltrazioni nemiche....
I Tedeschi, preponderanti di uomini e di mezzi, cercavano di aprirsi un varco fra i Granatieri, che non cedevano un palmo di terreno.
La situazione era divenuta critica..... Al battaglione di Allievi Carabinieri giunse l'ordine di avanzare in località Magliana, per riconquistare il caposaldo n.5....
Alla testa del suo reparto, il capitano De Tommaso iniziò l'attacco, riuscendo ad avanzare, per oltre cinquecento metri, con i suoi uomini. Incurante del pericolo, si portava da una estremità all'altra dello schieramento.... Mentre cercava di soccorrere un carabiniere ferito, venne colpito al viso e all'addome da una raffica di mitragliatrice. In ginocchio, tenendo con la mano sinistra il Carabiniere caduto e, con l'altra, sollevando il mitra, ebbe ancora la forza di incitare i dipendenti al grido "Avanti! Viva l'Italia!"
Il nome del Capitano corse, di bocca in bocca, tra i combattenti: un fremito pervase tutti i carabinieri che, spezzarono la resistenza nemica e riconquistarono il caposaldo".

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