domenica 14 dicembre 2014

ORIA - INSEDIAMENTI RUPESTRI (2^ puntata): CHIESA DI SANT'USTINO E .... LE LAURE.

Il seguente testo, a firma del prof. Antonio Benvenuto, è stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Diocesi di Oria nel giugno 1970. 

CHIESE E LAURE RUPESTRI NEL CIRCONDARIO DI ORIA

Tra le prime manifestazioni artistiche a carattere religioso della zona di Oria si devono porre alcune laure basiliane situate lungo una fascia che costeggia il vallo del canale reale a Sud di Oria a circa due km. Si tratta delle prime testimonianze architettoniche interamente scavate nel tufo con attrezzi rudimentali.
Le laure sono locali adibiti da monaci del periodo delle persecuzioni iconoclaste. Monaci venuti dall'Oriente per sfuggire alla persecuzione; si stabilirono in queste zone, allora boscose, e trovarono qui il modo di conservare i loro riti e la loro vita anacoretica.
Questi monaci certamente seguivano la regola di S. Basilìo, e qui trovarono modo di avere quella loro vita contemplativa e quella pace spirituale da loro cercata.
Tutte le laure pugliesi, comprese quelle oritane, sono comprese nell'arco di tempo che va dal VI al IX sec. d.C.; e, in particolare, le laure di Oria sono da ritenersi la prima forma di laura, perché in esse non vi sono quasi mai immagini sacre ad affresco; ciò fa pensare che i Monaci avessero portato con sè dall'Oriente le loro icone eseguite su legno.
In altre laure di epoca posteriore, quali quelle di S. Vito dei Normanni, di Massafra, di Grottaglie, Ostuni, Gelatina, Monopoli, ecc., si nota invece un'intensa attività di affresco. Ciò è indice, anche, di una forma di vita comunitaria più concentrata.
Per ritornare alle laure oritane, diciamo subito che esse sono sparse su di un ampio territorio ad una certa distanza l'una dall'altra, e ci danno la netta impressione di una vita più isolata, riunita solo per celebrare i riti sacri presso la chiesa, anch'essa scavata nel tufo. La gran parte di queste laure sono piccole celle ad un unico posto, mentre ve ne sono poche altre di tipo cenobitico, alcune di queste hanno addirittura quindici posti. Dentro ricorre frequentemente la Croce greca.

La chiesa, intorno alla quale si svolgeva la vita rituale, è ricordata dalla tradizione locale con il nome di Sant'Ustino, il che potrebbe far pensare a Sant'Agostino o a S. Giustino. Questa chiesa è situata anch'essa a sud, a circa 600 metri alle spalle della Madonna della Scala, ed ha forma grosso modo di una Croce greca, anche se la simmetria non è ben definita dal lato nord. Era coperta di travi in legno, come si può notare dagli incastri praticati nel tufo; esse reggevano un soffitto in tegole.
Per quanto riguarda la sistemazione interna si ha una disposizione dei locali che lascia dei dubbi sulla possibile posizione dell'altare; secondo il nostro punto di vista, l'altare doveva essere situato sotto l'arco centrale, uno dei pochi ancora intatto, e doveva essere occultato da un dittico o un trittico di icone [Iconostasi). Sul muro di sinistra si notano nel tufo alcune forme che dovevano contenere altre icone. Alle spalle dell'arco, sui pilastri che lo sorreggono, altre forme per icone.
La chiesa doveva presentare un ingresso che dava direttamente nella navata centrale, e due ingressi secondari: uno sulla sinistra dell'ingresso principale, e un altro lungo la parte ovest. Collegato con la parte retrostante vi è un altro piccolo locale al quale si accedeva per un arco; forse serviva per conservare i vasi sacri.
Le laure cenobitiche avevano forma circolare e i posti letto erano situati perimetralmente, e si accedeva attraverso un piccolo dromos leggermente in declivio, chiuso da una porta in legno.
A breve distanza dalla chiesa descritta sorge la chiesa della Madonna della Scala che si presenta con la tipica struttura della chiesa romanica: vi è il rosone, le finestre a feritoia e, nella parte posteriore dell'abside, la tipica decorazione ad archetti pensili; il portale doveva essere, e la chiesa, internamente tutta affrescata; affreschi ora sepolti da uno spesso strato di calce; nella parte posteriore della chiesa, riservata al conventino, questi affreschi sono ancora evidenti, e rappresentano il trionfo della morte.
Questa chiesa mostra chiaramente come quella zona fosse allora centro di intensa vita spirituale e, oltre questo, ci fa anche capire come ci sia stata un'evoluzione nella vita religiosa della zona: passiamo da una forma architettonica arcaica e orientale ad una forma architettonica latina.
Fu ad opera dei monaci benedettini, operanti in queste contrade, se i monaci basiliani vennero incorporati ed assorbiti nel rito romano, costituendo così  una  nuova  società,  rigenerata spiritualmente e moralmente dopo il periodo delle invasioni barbariche.


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