mercoledì 1 gennaio 2014

ORIA - OBBLIGHEREI CHI HA DETURPATO IL MONUMENTO AI CADUTI A LEGGERE IN PUBBLICO PER UNA VOLTA AL GIORNO QUESTO SCRITTO.

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Testo tratto dal libro "LA PAROLA..... ALLE CARTE" - Fonti per la memoria della città. L'archivio Storico del Comune di Oria. Il fante glorioso e vittorioso -  Il Monumento ai caduti di Oria.
Il mio compleanno in guerra.
 Monte S. Michele 
dalla trincea di Francesco Recchia 

Non è ancora l'alba, che il rombo di una granata scoppiata a poca distanza, mi risveglia dal leggero sonno che da pochi istanti mi aveva fatto socchiudere gli occhi. 
Attendo con ansia, trattenendo il respiro, se si odono dei lamenti qualche povero sfortunato fosse stato ferito, ma non sento altro che il movimento dell'acqua del fiume, dell'Isonzo, ed i colpi di fucile che le vedette si scambiano, grazie alla Madonna Assunta, che oggi, sua festa, vuol stendere il suo manto per liberarci da ogni pericolo. 
Tutto è calma! Ed io sporgo un istante la testa dalla trincea, dove sono nascosto, per vedere se il tempo è offuscato ancora perché da due giorni è sempre piovigginoso; ma oggi sembra una ridente giornata per festeggiare la festa della Madonna. Il mio compagno, un sergente zappatore, dorme ancora, ed io resto cosi immobile, perché la trincea non offre comodità, da potersi girare a piacere, e per non disturbare il compagno, resto appoggiato sul gomito, pensando alla nostra vita sepolta sotto terra, ancor giovini e robusti, per l'onor della Patria.
Ad un tratto un lungo respiro esce dal petto mio, perchè mi sovviene che in questo santo giorno mia madre mi dava alla luce; oggi il mio compleanno! 
Madonna, Madonna, tu che hai voluto farmi nascere in un giorno cosi bello e santo, il giorno della tua festa proteggimi, assistimi; dopo aver recitato una prece alla Madonna, il mio pensiero si porta lontano assai. Il mio pensiero corre velocemente, attraversando mare e monti rifugiandosi nel dolce caro paesello natio e nella piccola casetta mia povera mamma, mesta e silenziosa, pensando forse ai suoi due figli, che con le sue carni, col sangue delle sue vene ci ha cresciuti fino all'età giovanile, per consacrarci alla gran madre nostra, l'Italia. 
E in un altro cantuccio vedo le mie sorelle, il mio babbo, immersi nella preghiera, che invocano al signore per il loro fratello. Un raggio di sole della nuova aurora nascente, penetrato nella trincea mi richiama l'attenzione, e solo allora mi accorgo che il nuovo giorno viene festeggialo da pochi colpi di fucileria e qualche colpo di granata. Su questo monte dopo la fucileria, non si sente anima viva, tutto è silenzioso pare che oltre 7000 uomini vivano nel silenzio eterno; no, no siamo tutti nascosti sottoterra per non farci scorgere dal nemico a poca distanza da noi, e nel nuovo silenzio, ricasco nel mio muto pensare.
 Ahimè! Quanti pensieri, quante cose care non si aggirano nel mio povero cervello; quante illusioni, quante allucinazioni!... Sento il cuore stretto da potentissime tenaglie, al solo pensare di non essere sicuro di riabbracciare la mia cara famiglia, ma oggi è la Madonna ed io confido in Lei, come Madre onnipotente di tutti, che ci proteggerà e quanto prima farà ritornare la sospirata pace nel mondo sconvolta. A pochi chilometri da me si stende la bella cittadina di Gorizia, ma deserta e sossopra, e, in qualche posto devastata dal cannone. A guardarla sembra tanto triste, e pensare un giorno era così ridente incantevole e piena d'amore! 
Quanta strage, quanto sangue si sparge, e quante povere madri piangono per i propri figli, che da tempo non hanno notizie. Lentamente passa la giornata e al declinare del sole che sembra un tramonto pieno di tristezza o pare che la natura stessa sia stanca di tanta sovversione che si distendono su di essa. 
Poveri uccellini! Non hanno più pace svolazzano in qua e in la, ma da per tutto anche loro sentono le fucilate e i colpi di cannone e qualche povera rondinella smarrita casca per terra colpita da qualche colpo inaspettato. 
Madonna mia! Non vedete quanta strage? Perchè non ascoltate la voce di tante madri angosciate che reclamano i loro figli? Di tante famiglie che reclamano il loro capo? Oggi è la tua festa e puoi distendere il tuo manto immacolato e far ritornare gli uomini a darsi il bacio di fratellanza e di pace. 
E' caduto anche il sole e comincia a venir buio e cominciano a farsi sentire le fucilate man mano più insistenti; cade la notte ed i colpi sono più fitti, ma poi incominciano a sentirsi meno e man mano ritorna il silenzio; si ode ancora il lamento di qualche ferito che viene trasportato al posto di medicazione. 
Intorno a noi è ritornato il silenzio funebre, i miei occhi si socchiudono, ma non posso dormire, uno perchè non mi riesce adattarmi al grossolano giaciglio di terra umida, e l'altro che tanti pensieri si raggirano ancora nella mia povera mente.
 A che penso? Non lo so. Il mio pensiero si raggira su tante cose, ma mi fermo su due sole: sulla mia famiglia e sul mio amore. Penso a quella povera fanciulla che, anche lei, soffre al pari della mia famiglia, al par di me, ma ad un sol pensare mi sollevo l'animo, che ogni cosa merita il suo premio, e così mi auguro che quanto prima la tempesta sia finita, ed ognuno di noi avrà il premio meritato: di riabbracciare la cara famiglia. 
Ritorna l'alba del nuovo giorno e mi ricordo che il mio compleanno è già passato, ed anche la festa della Madonna, quale voglio augurarmi che ci proteggerà. 
15/8/1915
 "Per memoria"
Il Caporal Maggiore Tromb. dell'85° fanteria RECCHIA Francesco,   (morto il 25.11.1915 nell’ospedale da Campo n. 80 in seguito a ferite riportate in combattimento)

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