giovedì 3 ottobre 2013

ORIA - FA SORRIDERE SENTIRE PARLARE POMARICO DI UN SISTEMA PERVERSO IN CUI GLI ELETTI METTONO IN SECONDO PIANO LE SEGRETERIE DEI PARTITI. (a cura di Antonello D'Amico)

Citato indirettamente nell’analisi di Angelo Mazza sulle recenti esternazioni del Sindaco circa il ruolo dei Partiti e degli Eletti, ho ricordato a me stesso - e a quanti possa interessare - alcuni momenti.
Alla fine di marzo 2009, con un piccolissimo gruppo di amici, entrai nell’Unione di Centro di Oria e “rilevammo” un partito completamente vuoto.
In pochissime settimane organizzammo la campagna elettorale provinciale e candidammo il dottor Dario De Simone, credendo ciecamente nel costituendo “laboratorio” provinciale capeggiato da Massimo Ferrarese.
Con grandissimo impegno e altrettanto sacrificio riuscimmo comunque a non sfigurare portando a casa 629 voti partendo da zero. Introducemmo un modo - allora nuovo - di fare politica e oltre ad incontrare i cittadini iniziammo a usare in maniera

intensiva Internet, gruppi Facebook, realizzammo e distribuimmo (a nostre spese) centinai e centinaia di dvd con i nostri spot elettorali, rilasciando comunicati stampa e video su Youtube. Fummo ingenui credendo di riuscire a sensibilizzare gli oritani e ad avvicinarli alla Politica, quella seria, pulita per realizzare qualcosa di nuovo e diverso per Oria.
Il tanto decantato “Laboratorio” Brindisi, ben presto fuori controllo, mutò, generando un contenitore delle più disparate tinte politiche ed iniziarono per noi le prime delusioni.
Nella primavera del 2011 la formula del “Laboratorio” Brindisi fu importata a Oria creando una coalizione artificiale e artificiosa in cui l’Unione di Centro fu innestata innaturalmente.
Nonostante l’ostilità degli “amici” di coalizione rispettammo il patto politico fidando in un cambiamento senza porre condizioni né chiedendo - anzitempo - incarichi e assessorati di sorta.
Già all’indomani delle elezioni amministrative constatammo, nostro malgrado e nonostante l’impegno profuso, sia da parte del Sindaco Pomarico che degli “amici” di coalizione, un atteggiamento sleale diretto esclusivamente alla soddisfazione di interessi politici e di poltrona attraverso accordi per la nomina degli assessori stipulati ancora prima della vittoria, senza il minimo rispetto per le decisioni prese dall’UDC al suo interno.
Il contegno del neo sindaco, sia nella scelta degli assessori che nella vicenda della “quota rosa” fu improntato alla logica della bieca spartizione, rispettando accordi presi mesi addietro con il suo entourage.
Ai "nostri" consiglieri eletti, sin dalle prime battute chiedemmo il rispetto delle regole elementari della politica ed il rispetto della volontà del partito.
Anche al neo eletto sindaco chiedemmo - con forza - rispetto.
Non fummo ascoltati. Anzi.
Dietro una parvenza di attività democratica si consumò con la complicità e supervisione del Sindaco Pomarico un ingiuria politica ai danni del nostro Partito il quale aveva indicato quale assessore - per averlo deciso collegialmente e democraticamente - Barsanofio Chiedi (peraltro primo dei non eletti nella lista dell’Unione di Centro).
Nonostante questa indicazione, comunicata al Sindaco Pomarico nella serata del 8 giugno 2011 dal Commissario Cittadino e da due componenti del direttivo (tra cui il sottoscritto) - indicazione che fu positivamente riscontrata - egli provvedeva a nominare quale assessore persona completamente diversa, politicamente gradita ai soli consiglieri Biasi e Fullone, i quali avevano “maturato” questa scelta fuori dal Partito, ignorandone bellamente regole e direttive, in sfregio anche delle indicazioni degli allora vertici provinciali.
In quella circostanza l’allora Commissario Cittadino pregò il Sindaco Pomarico di contattare la segreteria del Partito prima di procedere a qualunque decisione, richiesta che il Sindaco ritenne più che ovvia e che sugello con una stretta di mano.
Ma l’ovvio e la correttezza politica sono parole che evidentemente non appartengono al vocabolario del Primo Cittadino il quale, evidentemente, aveva già scelto l’assessore dell’UDC nella persona di Cosimo Di Giovanni.
Non solo nelle giornate successive il Sindaco si guardò bene dal tenere alcun contatto con la locale segreteria del Partito ma non ebbe nemmeno il garbo di contattare il Commissario Cittadino per metterlo a conoscenza della Sua decisione di nominare altra e diversa persona, voluta solo dai consiglieri eletti (garbo ed educazione, invero, che non furono nemmeno lontanamente avvertiti dal neo assessore Di Giovanni e dai consiglieri Fullone e Biasi).
La notizia di tale nomina ci giunse, per puro caso, nella tarda mattinata del 13 giugno, tramite un sito web locale che lanciava la notizia con tanto di foto e video (...).
Questo il concetto di coalizione del Sindaco Pomarico, questo il rispetto verso un Partito che - con oltre settecento voti - gli ha consentito di divenire Sindaco al primo turno.
Preso atto delle decisioni del Sindaco, l’intero direttivo del Partito - in segno di protesta - rassegnò le dimissioni. Dimissioni più che mai opportune anche in considerazione del fatto che l’UDC brindisina sarebbe diventata, di li a poco, una appendice del magico regno di Noi Centro e di Ferrarese, che tutto può ma nulla fa’.
Oggi, dimissionario, sentire parlare Pomarico del ruolo centrale dei Partiti, di un sistema perverso in cui gli eletti mettono in secondo piano le segreterie e via via discorrendo, fa sorridere.
Fa sorridere perché quel sistema che oggi Pomarico censura lo ha alimentato lui per primo ed è stato
un elemento centrale nella chimica di un “laboratorio” che ha generato solo mostruosità e assurdi politici.
Oria, lì 03.10.2013
Avv. Antonello D'Amico 
 
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