domenica 7 aprile 2013

ORIA - CENTRO STORICO E MANUTENZIONI: UNA QUESTIONE (sempre) ATTUALE. INOLTRE: NESSUNO PENSA A UN "PIANO COLORE" PER L'ESTETICA DELLE ABITAZIONI.

Premessa: nei giorni scorsi sul sito web de Lo Strillone abbiamo potuto leggere un intervento dell'arch. Giuseppe Modeo dal titolo: «Oria - La città di Arlecchino. Siamo un po' ridicoli: ma perché nessuno pensa a un "piano colore" per l'estetica delle abitazioni».
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 In questo mio post vi propongo un  articolo dal titolo: CENTRO STORICO E MANUTENZIONI: UNA QUESTIONE ATTUALE  (firmato dall'architetto Riccardo Rampino),  tratto dal numero unico TEATR'ESTATE ed. 1997, a cura della Compagnia Popolare. 
["Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace", dice un noto proverbio con il quale, di norma, viene invocata da chicchessia la legittimità del soggettivo giudizio di natura estetica. Più realmente esso sta a mascherare, quasi sempre l'incapacità ad esprimere giudizi fondati ed obiettivi.
Il trasferimento di tali concetti ai modi di pensare, che vanno diffondendosi come una "moda", gli interventi di manutenzione delle costruzioni del centro storico, può sinteizzare efficacemente la natura del problema che in questa sede viene evidenziato.
Un po' tutti abbiamo notato come da diverso tempo sia manifesta in tutto l'abitato oritano la tendenza a ripulire o rivestire le facciate dei fabbricati ricorrendo alla faccia a vista del tufo e del carparo, con l'intento, apprezzabile, di conferire più elevate note qualitative all'aspetto esterno delle proprie abitazioni. Se nella parte esterna al nucleo antico per la varietà dei contesti e delle realizzazioni questo tipo di trattamento, anche se realizzato in modi poco pertinenti, non genera, di solito, conflitti di ambientazione, al suo interno, in quel "centro storico" del quale chiunque sembra parlarne con religiosa considerazione, i contrasti generati da interventi inopportuni, spesso vere e proprie manomissioni, sono evidenti.
Da una parte l'individualismo dei proprietari, i cui intenti, ripeto, sono comunque da apprezzare, che probabilmente sono convinti di pervenire a buoni esiti rinnovando ad una maniera che prevede l'uso di materiali della tradizione costruttiva (tufo, carparo, pietra di Trani e ferro battuto), ritenendo che il solo uso di questi materiali possa assicurare la bontà dell'intervento sul proprio immobile.
Da un'altra parte, le carenze normative e regolamentari, e talvolta anche di vigilanza, che non indirizzano i buoni intenti dei proprietari nella direzioni di esiti qualitativi correlati alla specificità dei contesti. Da un'altra parte ancora manca il supporto dei professionisti che esercitano nel settore dell'edilizia, la cui figura dovrebbe costituire il referente diretto soprattutto per le carenze anzi menzionate, dei soggetti che intendono eseguire le opere, per assicurare almeno un minimo di correttezza agli esiti degli interventi.
A parer mio il problema vero è la non ancora formata coscienza di bene appartenente alla collettività, da cui trae origine il problema che ho inteso evidenziare. Sono sempre più convinto che manchi quasi del tutto quel sentimento di appartenenza al contesto, che trasferito nei comportamenti 'da luogo ad atteggiamenti improntati ad un visibile individualismo. Si è sempre pronti a rilevare quel che non va, quel che non doveva essere consentito, perchè "IL CENTRO STORICO VA SALVAGUARDATO", ma nell'occasione che prima o poi si presenta le valutazioni che informano le scelte sono  strettamente    personali,     e    allora      poco importa che gli  infissi  siano in    alluminio o    anticorodal, che non  richiedono   la   manutenzione   di   cui      necessita invece il  legno,  o che gradini, soglie e davanzali siano realizzati con graniti che "durano   più"     di     altri materiali lapidei, o che la pitturazione    del  prospetto venga eseguita  con   materiale  e  colori  differenti da quelli usati  nell'intorno o, ancora,     che venga  realizzato un  rivestimento in marmo, tufo o carparo nella convinzione  di   abbellire  l'aspetto  del proprio  fabbricato,   sovente  stravolgendo   contesti   garbati   e   discreti, velati  dalla  "povera"  e  luminosa  calce. Tra l'altro ,  sovente,  si  spendono non  poche  lire  per ottenere  risultati che si  credono superlativi,  ma  in  realtà  nettamente inferiori  a quelli  che si  sarebbero  ottenuti  con  l'irrisorio costo di  una  manciata  di  calce o di qualche  ora  di   imbianchino.
La somma di questo tipo di interventi può farla chiunque, percorrendo le strade del centro.
Non vi sono proprio rimedi ? Non credo.
Spetta ovviamente all'Amministrazione Comunale occuparsi in primis del problema, magari varando, nell'attesa della redazione del P.R.G., un Regolamento che possa salvaguardare le caratteristiche peculiari della parte di città più interessante e più ammirata, sulla scorta di indagini e valutazioni affidate a chi di competenza, nel contempo promuovendo una serie di incontri con gli abitanti per illustrare i concetti informatori del provvedimento e per instaurare un rapporto di fiducia e di collaborazione nell'applicazione del regolamento stesso.
I modi di intervenire sulla scena urbana del nucleo antico, come tuttora li notiamo, potranno essere modificati, a mio parere, se e quando, utilizzando proficuamente i mezzi della comunicazione e, poi, della norma, saranno recepiti dai cittadini concetti diversi di quelli finora assunti alla base dei propri comportamenti. Il ragionamento potrebbe poi estendersi a tutto l'abitato.
Concludo citando l'esempio di uno dei centri e più curati di tutta la Puglia: Locorotondo.
Nell'azione che l'Amministrazione Comunale vorrà intraprendere, promuovere alcune visite in quel centro storico sarebbe più istruttivo di ogni altra iniziativa, potendosi toccare con mano un esempio di qualità civile che dovremmo assumere come modello.
Riccardo   Rampino ARCHITETTO]

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