mercoledì 10 aprile 2013

IL MIO AMICO GIORNALISTA EMILIO MOLA HA INVITATO ME ED ALTRI AMICI A FARE UN TUFFO NEL PASSATO .... ANNO 1999.

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Son passati 14 anni ormai da quell'evento indicato in questa locandina. Qualcuno di voi ricorda?

SOTT’ A CI TOCCA !
Mestru Cosumu Trebbotti, titolare della rimodernata barberia, posta nel popoloso quartiere ebraico di Oria (precisamente nella “piazzella”), con i suoi numerosi clienti ha un vicendevole rapporto di stima e fraterna amicizia.

Invero non mancano episodi di burla fra clienti buontemponi e fra questi e lo stesso barbiere, il quale sa dosare anche l’ironia ed il sarcasmo necessario al caso.
Alcuni fatti si svolgono realmente nella barberia di Mestru Cosumu, altri vengono raccontati dai clienti, in un crescendo di situazioni che mantengono sempre alti l’attenzione e l’interesse dello spettatore, fino alla (immancabile) beffa finale in danno di………..
La commedia in tre atti, vuole essere uno spaccato di vita popolare tipicamente paesana, un serbatoio di molte di quelle vicende personali e sociali, di quegli usi, costumi, tradizioni e modi di dire del passato, legati ad una cultura tipicamente contadina, nella quale faceva da padrona la “saggezza ti l’antichi”, fra l’altro con gli immancabili “proverbi”.
Con Sott’ a ci tocca si dà la possibilità allo spettatore di tornare indietro negli anni. Infatti avrà modo di assaporare alcuni aspetti “drammatici” della vita dei garzoni di bottega di una volta. Figura che ormai è scomparsa. Ed ancora, alcune usanze, come quella che il 10 agosto, San Lorenzo, scadevano i fitti delle case, mentre il 4 ottobre, San Francesco d’Assisi, scadevano quelli dei terreni. Ed ancora, lo “sfottersi” da buontemponi, così per campanilismo, fra amici di paesi vicini, come quella raccontata dagli antichi oritani in danno dei vicini latianesi: San Barsanofio (protettore di Oria) si sarebbe appropriato della fiera che si tiene il 29 e 30 agosto sottraendola a Santa Margherita (protettrice di Latiano) in cambio di “na zoca ti sangunazzu” ossia del sanguinaccio di maiale (molto gustato un tempo dagli oritani ed ora ormai vietato). Un accenno anche alla scarsa igiene di una volta, dovuta anche alla mancanza di servizi nelle case. Infatti viene ricordata la pratica di nettàre le fosse “biologiche” di una volta, allora denominate “cumuni”. Inoltre non era raro che il barbiere di una volta si imbattesse in delle mamme che accompagnavano i loro figli con la richiesta, fatta con disinvoltura, di rasare loro i capelli a zero, come provvedimento radicale per eliminare un’infestazione di pidocchi.
Scritta, traendo spunto dalla commedia “Sterminio, vilènu pi lli surgi” del contemporaneo autore francavillese Prof. Cosimo D’AMONE, nel dialetto oritano, tipicamente degli anni “50, essa vuole fra l’altro essere anche un tentativo per salvare dalla dimenticanza e dal dissolvimento un patrimonio linguistico di secolare e primaria importanza.

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Dedicata ai barbieri di ieri e di oggi della mia città, oltre che alla memoria del mio bisnonno materno Leopoldo Massa e del mio zio materno Michele Ariano, barbieri in Oria (rispettivamente maestro e garzone) nella prima metà di questo secolo.
I negozi dei parrucchieri o coiffeur oggi, così come le barberie ieri, continuano ad essere palcoscenico naturale di tante scene di vita, a volte comiche ed a volte tragiche. Vi si svolgono e si raccontano veri e propri “fatti e misfatti” della vita di ogni giorno.
Un ringraziamento particolare va al Prof.Cosimo d’Amone per aver acconsentito la manipolazione da parte mia della “sua” commedia “Sterminio, vilènu pi lli surgi”, nella quale io stesso ho avuto l’immenso piacere di recitare la parte del Maresciallo.
A certe tentazioni non si può resistere; tanto me ne sono innamorato che alcune belle cose le ho trasportate, previo opportuno adattamento nel mio testo e precisamente nella terza e quarta scena del I° atto. Infatti Don Giovanni il veterinario, altri non è che l’omologo del medico Don Diatòru del predetto autore.
Altro ringraziamento va al Preside Sapio ed alla fiduciaria del locale Liceo Scientifico di Oria, Prof/ssa Ada Micelli, i quali per il secondo anno consecutivo hanno accettato la mia opera di volontariato all’interno della scuola, curando la regia dei ragazzi per i lavori teatrali da rappresentare alla fine dell’anno scolastico. D’altronde rappresentare la commedia in argomento con attori di un gruppo teatrale sarebbe stata una chimera. Con le difficoltà che oggi tutte le compagnie (almeno su Oria) incontrano sarebbe stato impossibile mettere insieme ben 22 attori e portare avanti e concludere una regia nel giro di pochi mesi.
Con detta commedia i ragazzi e la scuola tutta hanno avuto la possibilità di coinvolgere la realtà locale ed in particolare alcune associazioni e categorie di lavoratori.
Infatti collabora alla manifestazione il Rione Giudea proprio perché la barberia di Mestru Cosumu Trebbotti è collocata dall’autore nella strada Piazzella, oggi Via Francesco Milizia, e si fa menzione di un’altra caratteristica via del quartiere ebraico, la Sferracavalli, di recente valorizzata dall’attuale Amministrazione Comunale con la costruzione di una fontana.
Collaborazione fattiva anche da parte dell’Accademia Italiana del Peperoncino, Club Habanero di Oria, poiché nella commedia (in un esilarante scena con Pissu Lamarina lu tianesi, sciennuru ti Coca la Purpittara) il veterinario Don Giovanni Falletta decanta tanto le qualità benefiche del “tiaulicchiu come cura ecobiologica efficacissima pi cristiani e pi animali ”.
Immancabile quindi il coinvolgimento di tutti i parrucchieri di Oria, ai quali l’autore ha dedicato l’opera. E non a caso la manifestazione avverrà in una giornata di domenica o di lunedì proprio per dare loro la possibilità di assistere con le famiglie.
Si spera anche nel sentito e spontaneo coinvolgimento dei pochi veterinari oritani se si considera che uno dei più brillanti personaggi della commedia, Don Giovanni, è appunto un veterinario, figura importantissima, negli anni passati, per le nostre popolazioni aventi cultura prevalentemente contadina. Una figura quindi a volte non sufficientemente valorizzata, ma che era ed è sempre vicina ai bisogni della gente della terra. Sempre prodigo quindi e con tanta comprensione solidaristica nei confronti di una categoria di persone da sempre disagiata. Nella commedia così si esprime Don Giovanni: “iu ca agghiu sempri fattu beni a cani, puerci e……cristiani”. Espressione che ha trovato il consenso ed il plauso da parte dell’oritano Dott. Domenico D’Addario, (Presidente della Federazione Nazionale dei Veterinari), il quale parlando con l’autore, dopo aver letto qualche passaggio della commedia, ricordava che da giovane, nell’accompagnare il suocero, anch’egli veterinario, un giorno assistette ad una scena che si commenta da sé: “dopo aver visitato una mucca, affetta da mastite (infiammazione della mammella) il proprietario lo pregò di dare un’occhiata alla moglie, la quale avendo partorito da poco, aveva lo stesso problema”.
Il tutto comunque è finalizzato al perseguimento degli obiettivi principali dell’associazione culturale Bottega Teatro SartaMinzippi, fondata e diretta dallo scrivente, “promuovere arte e cultura attraverso la realizzazione di lavori teatrali, ovvero sia commedie in vernacolo che in lingua italiana. Rivolgere particolare attenzione allo scopo di salvaguardare dalla dimenticanza e dal dissolvimento il locale patrimonio linguistico dialettale, di secolare importanza, dal sopraggiungere di nuove mode linguistiche e far si che i giovani tengano sempre presenti termini, proverbi e modi di dire dei propri antenati “.
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Alcuni cenni autobiografici:
Da sempre amante del teatro, ho iniziato a recitare in pubblico circa 25 anni fa debuttando nella Passione Vivente prima e, subito dopo, rivestendo il ruolo di attore protagonista, col Gruppo “Li Pillicrini” nella commedia “Lu zziu ti la Merica”, scritta da Dino Attanasio. Nel 1998 ho fondato il Gruppo Teatrale Li Sartapinzippi, scioltosi dopo un anno per gravi contrasti con uno dei componenti, tal P.M.. Subito dopo ho creato l'associazione culturale Bottega Teatro Sarta Minzippi.
Ho avuto anche il piacere di recitare con la Compagnia del Nuovo Teatro “Michele Imperiali” di Francavilla Fontana.

Autodidatta, dal 1998 ho iniziato a cimentarmi nella stesura di propri testi in vernacolo, nonché elaborazioni e traduzioni di testi di altri autori. Infatti nel 1998 il Gruppo Teatrale da me fondato ha rappresentato con successo la commedia in due atti “Quannu faci lu primatiu, fuci fuci addò lu zziu”, la quale era una mia rielaborazione dell’atto unico di Francesco PANZUTI “Si apre il testamento”. Tanto è stato apprezzato detto lavoro, che nel 1999 è stato rappresentato in Erchie da alunni della scuola media in uno spettacolo di fine d’anno.
Per far si che la gente possa avvicinarsi al teatro divertendosi, ho pensato altresì di trasporre in oritano la somma commedia napoletana, contaminando la vis comica della sceneggiatura partenopea con le tipiche inflessioni dialettali e battute del dialetto salentino. Infatti ho tradotto un’opera di Eduardo Scarpetta, “Na mugliera zetella”, che doveva essere rappresentata in Oria alla vigilia dello scioglimento del Gruppo Li Sartapinzippi. Altra traduzione che merita attenzione è quella della “Giara” di Pirandello, che ha preso il nome dialettale oritano “Capasa”.
Con tutto ciò mi sento di aver realizzato, in piccolo, quell’idea del grande Eduardo De Filippo, rimasta incompiuta a causa della sua morte, che auspicava la creazione non di scuole teatrali ma di veri e propri laboratori in cui costruire, come nelle vecchie Botteghe degli artigiani, il copione, il protagonista, la scenografia, ecc.
Oria, anno 1999.

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