venerdì 22 giugno 2012

ASSEGNO DI CURA PER PERSONE NON AUTOSUFFICIENTI: "IL CALVARIO NEL CALVARIO VOLGE AL TERMINE?"

(Fonte notizia: Gazzetta del Mezzogiorno del 21.6.2012)
FRANCAVILLA. «Qui qualcuno si è intascato i nostri soldi». Le famiglie con portatori gravi di handicap gravi a carico non ne possono più: da due anni attendono un contributo di circa 6mila euro, che però proprio non arriva. Il cosiddetto assegno di cura è bloccato, nonostante nel frattempo siano state approvate non una, ma due graduatorie degli aventi diritto: 150, alcuni dei quali sono anche addirittura passati a miglior vita, solo per l’Ambito sociale Br/3, che comprende i Comuni di Francavilla (capofila), Carovigno, Ceglie Messapica, Oria, San Michele e Villa Castelli. Le proteste non si contano più nei sei centri interessati: ieri mattina, una ventina di persone hanno preso di mira il municipio di Oria per chiedere di parlare con l’assessore, Cosimo Di Giovanni, e con il dirigente dei Servizi sociali, Antonella Gobbi. Sono riuscite nell’intento, ma ricevendo solamente risposte interlocutorie: «Il Comune non c’entra, chiedete spiegazioni all’Ato». Ogni giorno è un viavai anche nella Città degli Imperiali – sede dell’Ambito – dove il presidente, Mimmo Bungaro, e i suoi collaboratori sono continuamente impegnati a spiegare, spiegare, spiegare. Problemi burocratici, a quanto pare, che – a dire di Bungaro – non dipenderebbero affatto dall’Ato, ma da un eccesso di zelo della Asl: le schede “Vama”, quelle compilate dai medici di base su richiesta dei pazienti, sono state raccolte e controllate doppiamente. L’incartamento – un po’ modificato – è pronto per essere rispedito in Regione: serve il nulla-osta per cominciare a liquidare: dopodiché sarà sufficiente una settimana per distribuire i 792mila euro complessivi ottenuti grazie a quel famigerato bando datato 2010.
La procedura per poter chiedere il contributo una tantum è stata lunga e complessa, con Ato, medici di famiglia e Asl costretti ad agire in sinergia. L’Ambito si è occupata della parte amministrativa – in pratica, la parte dei redditi –, mentre medici di famiglia e Asl della parte sanitaria: ciascuna componente è stata importante per la formazione delle graduatorie. Prima le famiglie a reddito più basso e con a carico invalidi più gravi, poi in fila tutti gli altri.
«Un primo elenco – spiega il presidente Bungaro – era stata già approvata l’anno scorso, tanto che noi eravamo già pronti a liquidare le somme ai meritevoli. Tutto a posto per quanto concerneva la parte di nostra competenza, quella amministrativa, ma la Asl ci ha consigliato di fermarci per poter meglio controllare i punteggi attribuiti dai medici di base ai pazienti attraverso le cosiddette schede Svama. La nuova graduatoria, approvata dalla commissione Uvm (unità di valutazione medica, di cui fanno parte anche rappresentanti dell’Ato) è pronta da qualche giorno: il 15 giugno ci è arrivata una nota del direttore, Francesco Galasso, che conferma al 99 per cento i punteggi precedenti. Spediremo l’intero malloppo in Regione entro fine settimana e, appena arriverà il via libera da Bari, potremo finalmente liquidare i fondi: circa 6mila euro a famiglia, mica spiccioli».
Il tempo è galantuomo, si dice. Ma non è sempre così: qualcuno degli aventi diritto nel 2010, nelle more della burocrazia, non è più a questo mondo. La situazione un po’ si complica. Le somme, comunque dovute in quanto riferite a requisiti richiesti nel 2010, anno del bando e delle richieste, sono teoricamente destinate agli eredi che, finché in vita, si siano presi cura dei disabili. Dovranno però aspettare un po’ di più, dato che prudenza impone di effettuare ulteriori accertamenti: «Prima saranno liquidate le somme ai “viventi”», dice Bungaro. In ogni caso, il calvario nel calvario, dovrebbe volgere al termine: «Se la Regione fa presto, in una settimana liquidiamo tutto». (Eliseo Zanzarelli)

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