mercoledì 9 maggio 2012

ORIA - CASTELLO DISSEQUESTRATO ..... NOTIZIA CONFERMATA DALLA STAMPA.

La Gazzetta del Mezzogiorno: "CADUTE LE ESIGENZE PROBATORIE: PUO' RIAPRIRE".
A mio parere invece "DEVE RIAPRIRE .... E PRESTO ANCHE....... PER I TURISTI E LE SCOLARESCHE, MA NON PER ORGANIZZARE MATRIMONI SENZA AUTORIZZAZIONI".
Lo dico perchè ho scoperto un altro sito web che pubblicizza i matrimoni all'interno del NOSTRO castello. E' scritto che sono previsti 1500 posti all'esterno e 350 posti all'interno. Cliccare QUI per approfondire.

(Fonte: www.brindisireport.it)
Due righe appena da parte degli avvocati, per l’annuncio della rimozione dei sigilli: “In accoglimento dell’istanza presentata dagli avvocati Massimo Manfreda e Francesco Silvestre, il pubblico ministero, dott. Antonio Costantini, ha restituito la struttura ai legittimi proprietari e tanto poichè erano cessate le esigenze probatorie”. La struttura è il castello federiciano di Oria, sequestrato il 10 ottobre 2011 dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, al termine di una indagine sui lavori di recupero, consolidamente e restauro che non sarebbero stati eseguiti – questa in sostanza l’ipotesi accusatoria – in conformità con i progetti autorizzati.
L’indagine, lo dicono gli stessi difensori, ovviamente prosegue e ci sono otto indagati tra imprenditori, professionisti e pubblici ufficiali, a vario titolo, coinvolti nei reati di abusivismo edilizio, abuso d’ufficio e tentata truffa aggravata in danno dello Stato: i coniugi Giuseppe Romanin e Isabella Caliandro titolari della società Borgo Ducale Srl proprietaria della struttura dopo l’acquisto dagli eredi dei conti Martini Carissimo; il direttore dei lavori e progettista l’architetto Severino Orsan; l’ex dirigente dell’ufficio tecnico comunale Pietro Incalza e i quattro responsabili della Sovrintendenza per i per i Beni architettonici e paesaggistici di Lecce, il dirigente ad interim Salvatore Buonomo, e i funzionari Antonio Bramato, Giovanna Cacudi e Attilio Maurano.
Per la difesa, ovviamente, i lavori furono eseguiti nel pieno rispetto delle autorizzazioni e delle normative, e non come l’accusa sostiene, per rendere idonea la struttura alla futura destinazione d’uso turistico-alberghiera. Secondo gli investigatori della Guardia di Finanza, invece, oltre agli abusi edilizi si configurava anche il reato di tentata truffa aggravata in danno dello Stato perchè a fronte dei lavori eseguiti, in base al decreto legislativo 42 del 2004, la società proprietaria del bene aveva richiesto tre milioni di euro malgrado si trattasse di opere non autorizzate. E il parere dei funzionari della Sovrintendenza risultò fondamentale per la richiesta di finanziamento presentata dai Romanin-Caliandro al Ministero dei Beni culturali, pari al 50 per cento circa del costo sostenuto per il restauro stesso.
Ora si attende la conclusione delle indagini, che nella fase iniziale furono innescate anche da un sopralluogo dei vigili urbani di Oria, che rilevarono 17 punti di difformità tra gli interventi realizzati di manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro, consolidamento statico e riqualificazione turistico-culturale del manufatto storico, e quelli invece che risultavano autorizzati.

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