sabato 10 marzo 2012

PERCHE' SI CHIAMA SHEFATIAH BEN AMITTAI L'ASSOCIAZIONE CHE OSPITERA' IL 13 MARZO UNA DELEGAZIONE DI RABBINI EBREI LONDINESI .

Ho posto la domanda ad uno dei soci fondatori di detta associazione che ha sede in Oria. Questa la risposta:
[Ci preme innanzitutto ricordare che nel IX secolo Oria fu sede dell’accademia ebraica di studi scientifici e religiosi.
Abbiamo voluto dedicarla ad Amittai ben Shefatiah poichè, anche se meno notorio di
Shabbĕtay Ben Abrāhām DONNOLO (al quale anni addietro è stata denominata la piazza oritana prospiciente Porta degli Ebrei), è sicuramente molto più oritano di quest'ultimo, il quale fu fatto prigioniero all'età di dodici anni e deportato altrove per poi fermarsi e formarsi a Rossano Calabro.
Inoltre uno degli inni scritti da Amittai è ancora oggi cantato da almeno cinque milioni di ebrei in tutta Europa durante la festa dei Tabernacoli, anche se molti non lo sanno, compresi gli stessi ebrei. E' una Associazione internazionale, con cattolici ed ebrei, imperniata, ovviamente, sulla promozione della cultura ebraica, sullo studio dell'antica comunità, ma non promuove la religione ebraica come succede altrove (in genere gli ebrei non fanno proselitismo).
Per quanto riguarda la delegazione che verrà in Oria il 13 c.m., come si è avuto modo di leggere nel comunicato diramato nei giorni scorsi, sono rappresentanti del Comitato per la Conservazione dei Cimiteri Ebraici che già nel 2009 - in maniera molto riservata - aveva inviato due massimi esperti, per valutare la consistenza dell'area cimiteriale individuata già dal 1978 dal prof. Cesare Colafemmina, i quali non si limitarono soltanto ad una definizione dell'area cimiteriale, ma raccolsero anche delle informazioni storiche e verbali da parte dei residenti nella zona interessata.]

Shefatiah ben Amittai era un grande intellettuale, profondo conoscitore delle Scritture e della letteratura rabbinica e appassionato cultore della Kabbalah, lo studio esoterico della Bibbia. Per Amittai ogni lettera e ogni singolo segno contenuto nella Torah hanno un significato profondo e, in un certo senso, vivono di vita propria. Traducendo il testo ebraico si rimane colpiti dall’uso di termini ricercatissimi e molto rari (a volte anche aramaici), non solo per “esigenze poetiche”, ma soprattutto per “nascondere” nel testo significati che solo il lettore iniziato riuscirà a decifrare. Potremmo definire l’esposizione di Amittai come un’esegesi midrashica, con finale apocalittica. (Ivo Fasiori, Comitato Scientifico dello SEFER YUHASIN, Bollettino di ricerche sulla storia degli Ebrei nell’Italia Meridionale, edito dalla Messaggi Edizioni www.messaggiedizioni.it)

Shefatiah ben Amittai, era un ebreo, poeta e sapiente, vissuto tra la fine dell'VIII secolo e l'inizio del IX. Molto conosciuti dagli ebrei anche i figli Shefatiah, Hananeel e El'azar, maestri e guide della loro generazione, conoscitori di dottrine profonde, studiosi della Torah e poeti.
Nell'ambiente ebraico oritano, così fervido di vita culturale e spirituale, si staglia la figura di Shefatiah ben Amittai, al quale si deve se tanto fervore fu preservato dalla volontà distruggitrice dell'imperatore di Bisanzio, Basilio I°. Questi, infatti, si era proposto di condurre al battesimo, con le buone o con le cattive, tutti i giudei dei suoi domìni. A tale scopo invitò Shefatiah a Costantinopoli per una discussione sulla fede, dalla quale Shefatiah uscì vincitore. Su preghiera di Basilio, Shefatiah, guarì la figlia dell'imperatore da una malattia - in realtà una possessione diabolica - che appariva inguaribile e come ricompensa egli chiese "che lasciasse in pace coloro che si occupavano della Sapienza e non li forzasse ad abbandonare la Torah del Signore", richiesta che l'imperatore accolse per la sola comunità di Oria. Le sollecitudini di Shefatiah non si limitavano però ai suoi correligionari. Quando, infatti, l'emiro di Bari Sawdan si avvicinò minaccioso a Oria, il capo della città inviò lui a parlamentare, ma appena Shefatiah si accorse dei decisi propositi di preda del berbero, con una cavalcata prodigiosa ritornò in tempo dai concittadini per avvertirli di mettersi sulla difensiva entro le mura. E così, con gran dispetto di Sawdan, l'intera città fu salva. (notizie tratte da SEFER YUHASIN, Libro delle discendenze, a cura del prof. Cesare Colafemmina).
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