mercoledì 9 novembre 2011

ORIA - IL MOSAICO CHE RISCRIVE LA STORIA DELLA CITTA'.

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A pag. 3 del primo numero de Lo Strillone veniva pubblicata questa notizia che per certi aspetti era da considerare uno scoop. L'articolo inizia con le parole "la notizia è ancora riservatissima:.....".
Questo avveniva a metà giugno. A tutt'oggi oltre a Lo Strillone e alla Gazzetta del Mezzogiorno (che ha ripreso la notizia qualche giorno addietro) nessun altro ha profferito parola. La Soprintendenza tace, come anche la Curia e l'assessore ai Beni Culturali, il quale, anzi, quando nel mese di giugno è apparsa la notizia sullo Strillone, parlando con me ha manifestato tutto il suo disappunto per l'avvenuta fuga di notizie, facendo chiaramente intendere che trattavasi di grave errore comportamentale da parte di qualche addetto ai lavori. Personalmente lo ritengo un modo sbagliato di trattare l'archeologia, in quanto non concorre a coinvolgere la cittadinanza ed aumentarne la sensibilità nei confronti dei Beni Cutlurali.

ORIA, 14.6.2011 - (Lo Strillone, articolo a firma di Angelo Lombardi)- La notizia è ancora riservatissima: un mosaico risalente al V-IV secolo a.C. è stato portato alla luce nella sede dell'episcopio. Si tratta di una scoperta archeologica a tutti gli effetti avvenuta quasi per caso durante alcuni lavori di ristrutturazione. Lavori
che hanno portato alla scoperta un pozzo nero in disuso in cui si intravedevano delle mura "anomale". Mura che hanno incuriosito gli esperti presenti nel cantiere e che dai primi studi si sono rivelate molto più antiche rispetto a quelle visibili nel centro di documentazione messapica oltre che molto più imponenti. Ripulendo il fondo del pozzo per arrivare alla base delle mura, si sono cominciati a scorgere i ciottoli di fiume che componevano il mosaico. Man mano che l'immagine veniva fuori, tra l'enorme sorpresa degli addetti ai lavori (che si chiedono ancora come mai una scoperta di tale importanza sia arrivata così tardi) l'intero mosaico raffigurante un leone, è venuto fuori completamente integro e in tutto il suo splendore. La "palla" è ora passata nelle mani della Soprintendenza di Taranto, ma le potenziali conseguenze storiche sono enormi: le probabilità di riscrivere un pezzo di storia della città sono alte, anzi altissime. Origini stabilite, radici documentate, interi libri di testi editi e riediti, pensati per stabilire e datare epoche storiche ormai certe, rischiano di perdere il senso univoco mantenuto sino ad oggi. Dati alla mano, è stato lo storico Domenico Albanese a documentare nella sua opera "Historia dell'antichità di Oria", il ritrovamento nella stessa area e quindi in forte relazione con questo appena scoperto, di un altro mosaico risalente allo stesso periodo storico, raffigurante però un leone con un serpente attorcigliato, opera quest'ultima di cui però lo stesso storico ha ipotizzato la rimozione. Stando a tutto questo, viene facile collegarsi al geografo della Grecia antica Strabone (58 a.C) che fra le sue opere cita più volte la presenza di un'antica reggia messapica. Reggia di cui gli storici locali si sono più volte occupati congetturando la sua collocazione nel territorio di Manduria. Ipotesi, quest'ultima, che viene messa in discussione proprio dalla presenza del mosaico appena ritrovato e che pone dei seri presupposti circa la presenza della reggia messapica, invece, in territorio oritano. Passando ai dettagli dellla scoperta archeologica, essa si trova a circa due metri dal piazzale Episcopio ed è stata realizzata perfettamente in piano, utilizzando esclusivamente ciottoli di fiume. Elemento, questo, che certificherebbe l'origine greca dell'opera, escludendone quella romana, che sarebbe a tessere. Provando a fare alcuni confronti con altre opere della stessa rilevanza storica e precisamente con i mosaici di Mozia, Pella e Delos si notano le dimensioni più importanti del "nostro" mosaico e i tre colori rosso, grigio chiaro e nero contro i "soli" due colori dei mosaici greci.

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