sabato 22 ottobre 2011

VI SPIEGO PERCHE' LA D/SSA MARUGGI NON PUO' ESSERE RITENUTA LA RESPONSABILE DELLA DISTRUZIONE DELLA NECROPOLI MESSAPICA DI ORIA.

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Continua dall'articolo precedente:
Chi era la D/ssa Grazia Angela Maruggi?

....... era colei che, circa dieci anni fa, in presenza di rinvenimento di tombe di epoca messapica ha bloccato i lavori di realizzazione di un campo di calcetto a ridosso del palazzo dei Padri Vincenziani e che stava portando alla luce un'intera necropoli in quell'area grazie a finanziamenti pubblici ottenuti.
Vi state chiedendo se è una castroneria ciò che ho scritto?
Vi rispondo con un secco NO.
Purtroppo nel culmine del lavoro di messa in luce di detta necropoli Grazia Angela Maruggi si ammalò gravemente di un male incurabile che la portò inesorabilmente alla morte! Cosa accadde dopo? Vi fu lo sbancamento di centinaia di metri cubi di roccia e quindi la distruzione totale della necropoli messapica. Chi prese la decisione? Certamente chi subentrò alla povera Maruggi che, stando a una mia fonte confidenziale degna di fede, certificò che sarebbe stata la stessa Maruggi a dichiarare verbalmente (sic!) che "quel sito non aveva più interesse archeologico".
Io mi rifiuto di pensare che la Maruggi abbia mai potuto, nel pieno delle sue capacità mentali, minimamente pensare a qualcosa del genere, proprio in considerazione di tutto ciò che aveva già fatto per i "nostri" beni archeologici.
A quanti fino ad oggi (cittadini comuni, politici, amministratori, tecnici, giornalisti, sacerdoti, agenti ed ufficiali di Polizia Giudiziaria) pur sapendo, hanno taciuto e continuano a tacere (per vari motivi), vorrei trovare gli aggettivi più brutti della nostra lingua per sputtanarli pubblicamente. Vorrei "qualificare" a modo mio tutti coloro che hanno finora dichiarato che fu la Maruggi a dare il nulla osta alla distruzione di quel "nostro" bene culturale. Da non trascurare che sono state violate un bel pò di normative (leggasi ABUSIVISMO EDILIZIO ... ed altro, cliccare QUI).
Chiedo a me stesso: "La necropoli distrutta è stata almeno ampiamente documentata e acquisita al patrimonio di conoscenze topografico-storiche della nostra città? Dove possiamo noi cittadini consultare detta documentazione?"


A supporto della mia tesi vi invito a leggere il seguente scritto (L'informatica nella tutela delle emergenze archeologiche, a cura della D/ssa Grazia Angela Maruggi), presente nel libro: METODOLOGIE DI CATALOGAZIONE DEI BENI ARCHEOLOGICI vol.1.1, a cura di Francesco D'Andria - ed. 1997 - Martano Editrice, Edipuglia)

Ampiamente acquisito e diffuso è ormai l'uso delle tecnologie informatiche nella gestione dell'immensa riserva di dati desunti dallo scavo. Soprattutto per i centri di maggiore rilevanza archeologica, la cui conoscenza e in molti casi legata ad una congerie di "antiche" informazioni indubbiamente attendibili ma difficilmenle ormai verificabili, risulta infatti problematico gestire in modo completo, e per quanto possibile preciso, le notizie forniteci con le tecniche tradizionali. Ma se rilevante appare tale impiego ai fini di una più puntuale conoscenza scientifica di un sito, altrettanto importante può considerarsi l'uso dell'informaticca nell'ambito della salvaguardia delle emergenze archeologiche.
La tutela infatti, intesa nel duplice significato di ricerca preventiva e di conservazione, costituisce uno degli obiettivi primari delle Soprintendenze Archeologiche, quali organi periferici del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali.
Essa viene attuata attraverso una serie di procedimenti che presuppongono o hanno come conseguenza un ordito amministrativo alquanto complesso ma puntuale, regolato dalle norme contenute nelle Legge n.1089 dell'1.6.1939, ulteriormente esplicitate nelle loro forme applicative da specifiche circolari ministeriali.
A coloro che operano nelle Soprintendenze Archeologiche sono purtroppo ampiamente note le difficoltà operative ai fini dell'attuazione di tale compito, difficoltà originate soprattutto dalle scarse disponibilità finanziarie dello stesso Ministero per i Beni Culturali e Ambientali e, non da ultimo, da un farraginoso e prolisso iter burocratico. Non appare infatti inutile ricordare che, in particolare per quei centri antichi con ininterrotta continuità di vita fino ad epoca moderna, la Soprintendenza Archeologica competente per territorio è tenuta ad effettuare continui interventi di salvaguardia e di recupero, che assorbono gran parte delle risorse finanziarie disponibili. Vengono così recuperati materiali, spesso di notevole importanza, ma i dati scientifici sono quasi sempre frammentari e spesso risulta problematico inserirli in un quadro più ampio, al fine di ottenere una conoscenza più puntuale di un sito.
Gli strumenti ufficialmente utilizzabili dagli organi periferici per poter espletare i compiti inerenti la tutela sono costituiti dalla sospensione dei lavori, dall'occupazione, dal vincolo e dall'esproprio.
Alcuni brevi chiarimenti a questi procedimenti amministrativi risultano necessari, per evidenziare le problematiche connesse e per comprendere appieno l'utilità e l'mportanza del lavoro intrapreso e già in gran parte svolto.
Il fermo dei lavori, predisposto ed effettuato direttamente dalle Soprintendenze Archeologiche ex art. 20 della Legge 1089/1939, costituisce l'azione immediata ed in un certo senso preventiva, atta a consentire gli accertamenti tecnico-scientifici in un'area soggetta ad interventi, siano essi pubblici o privati, e nella quale sia evidenziata la presenza di resti antichi.
Nel termine di 60 giorni, periodo per il qualida è valida la sospensione, si dovrebbe procedere, nel caso se ne ravvisi la necessità, all'emanazione del decreto di vincolo archeologico, o eventualmente di occupazione, formulati dal Ministero su proposta delle Soprintendenze.
L'occupazione, regolata dall'art. 43 della medesima Legge, è un atto mediante il quale l'autorità che lo emette prende temporaneo possesso di un immobile di proprietà privata, al fine di documentare preventivamente l'interesse archeologico di un'area e l'eventuale preesistenza di resti antichi, o di effettuare indagini connesse a rinvenimenti fortuiti, che hanno comportato una sospensione dei lavori.
Atto indipendente, o in molti casi conseguente l'occupazione, è il vincolo, previsto dagli articoli 1,2 e 21 della Legge 1089/1039.
Ponendo dei limiti di utilizzo nell'ambito di una proprietà privata interessata dalla presenza di resti antichi, esso costituisce un notevole strumento di salvaguardia, in quanto sancisce giuridicamente la richiesta di parere preventivo e "vincolante" della Soprintendenza in merito a qualsiasi opera da effettuare da parte del privato all'interno della proprietà.
L'esproprio infine, sancito dagli articoli 54 - 57 della stessa Legge, rappresenta la meta finale dell'azione di tutela, raramente in verità attuata a causa dei consistenti impegni finanziari che comporta; attraverso il passaggio di proprietà dei beni mobili e immobili dal privato allo Stato.
Demanio storico-aritstico, tale atto consente il pieno utilizzo e la totale valorizzazione dei beni di interesse archeologico.
tra i provvedimenti citati, l'occupazione, il vincolo e l'esproprio predisposti amministrativamente dagli organi periferici e successivamente sanciti dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali con l'emissione di un decreto, presuppongono in particolare una serie di operazioni, che determinano anche il coinvolgimento di altri Enti e richiedono di conseguenza un lungo iter burocratico. Per questo motivo spesso diventa molto problematico completare la documentazione richiesta e prevista ed ottenerne successivamente la ratifica, soprattutto per i provvedimenti che prevedono dei termini precisi di scadenza (occupazione), ma anche per provvedimenti come il vincolo, che mirano ad una immediata, ma duratura, azione di tutela.
L'individuazione della proprietà, con i precisi riferimenti catastali dei fogli di mappa e relative particelle, costituisce infatti il primo e più importante passo per poter istruire la pratica dei due provvedimenti. Se si considera che, soprattutto nei centri urbanizzati, le trasformazioni edilizie sono numerose e mutano nel giro di breve tempo l'assetto di un sito, mentre nel contempo l'aggiornamento dei fogli di mappa catastali viene effettuato con una frequenza all'incirca decennale, si comprende facilmente quanto tempo viene "sprecato" con reiterati sopralluoghi e visure catastali, al fine di completare queste indagini preliminari, miranti all'individuazione di un'area e della relativa proprietà. Se a questo si aggiunge che tutti gli altri Enti scientifici dediti alla ricerca, come ad esempio le Università, sempre più spesso operanti in collaborazione con e Soprintendenze, si servono, per la localizzazione topografica delle emergenze, delle planimetrie desunte dalla restituzione aerofotogrammetrica e non della cartografia catastale, si comprende ancor meglio quanto sia impellente l'esigenza di creare uno strumento di lavoro che, ottemperando contemporaneamente alle necessità di carattere pratico e burocratico, costituisca nel contempo una base operativa di ricerca e di reperimento immediato dei dati, in molti casi indispensabile al fine di salvaguardare i resti antichi.
Queste le motivazioni basilari che hanno spinto ad attivare un progetto congiunto tra Soprintendenza Archeologica della Puglia e Università di Lecce-Dipartimento beni Culturali, nel'ambito di una convenzione già stipulata nel 1990.
Oria, individuata come sito campione, presenta infatti tutte le caratteristiche indispensabili all'attuazione degli intenti prefissati: sovrapposizione della'abitato moderno a quello antico, frenetica espansione edilizia, rinvenimenti di interesse archeologico risalenti già alla fine del "500 e mai trasferiti in un sistema organico e sistematico di rilevamento finalizzato ad una adeguata lettura interpretativa, una intensa attività di tutela e di ricerca condotta negli ultimi anni dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia in collaborazione con l'Università di Lecce, e infine una reale e proficua partecipazione dell'Amministrazione Comunale nella salvaguardia del patrimonio storico-archeologico. Le operazioni di computerizzazione, effettuate presso il Laboratorio di Informatica per l'Archeologia dell'Università di Lecce, si sono concretizzate in diversi stadi successivi di immissione ed elaborazione dati, alcuni già ultimati ed altri in fase di completamento.
Già del tutto acquisita è la cartografia del centro urbano, costituita dalla sovrapposizione della resituzione aerofotogrammetrica alla planimetria catastale comprensiva di tutti gli elementi (fogli e particelle). Si è cercato di superare nel miglior modo possibile le divergenze derivanti dall'uso di due tipi diversi di cartografia estesi ad un'area molto ampia, correggendo le differenze di sovrapposizione mediante l'individuazione di punti di riferimento comuni ai due rilievi (v. supra Baratti, 88, tav.II).
Si dispone così attualmente di uno strumento di lavoro con un elevato livello di elaborazione cartografica che permette a priori, o contestualmente alle necessità, di individuare con esattezza un'area del tessuto urbano mediante foglio e particella, evidenziando altresì le modifiche avvenute e consentendo un avvi più veloce e quindi più proficuo dell'iter ammnistrativo connesso alla tutela.
in fase di completamento, è invece la planimetria computerizzata del centro urbano di Oria con l'immissione di tutti i dati relativi ai rinvenimenti ivi effettuati e finora noti, distinti altresì graficamente in base al grado di attendibilità della localizzazione topografica, ed utilizzabili ai fini di un'azione preventiva di salvaguardia delle eventuali emergenze archeologiche (figg. 1-2).
Da questa planimetria generale è possibile inoltre ottenere una serie di carte dettagliate, relative sia a fasi cronologiche, sia a singole infrastrutture, complete di tutte le informazioni descrittive connesse al rinvenimento. Esse risultano ovviamente più generiche se riferite a vecchi interventi di scavo, documentati molto spesso solo da relazioni di archivio, e più dettagliate per gli scavi recenti, che vengono acquisiti integralmente sia dal punto di vista grafico che schedografico.
L'intensa attività di ricerca, avviata nel centro urbano di Oria a partire soprattutto dal 1990, è stata infatti caratterizzata da molteplici interventi archeologici, il cui rilevamento grafico effettuato sempre in loco in concomitanza con le indagini scientifiche, è stato successivamente acquisito e computerizzato, consentendo in alcuni casi di ottenere la verifica immediata in merito ad ipotesi formulate, tramite la collazione planimetrica dei dati grafici relativi ad emergenze messe in luce in aree diverse, talvolta distanti tra loro.
La topografia dell'antica città messapica, finora pressocchè ignota dal punto di vista della documentazione archeologica, sta lentamente componendosi grazie ad un'attenta lettura degli elementi rinvenuti in fase di scavo e alla loro sistematizzazione computerizzata. Come unico esempio basti citare la ricostruzione della viabilità effettuata a seguito degli scavi condotti in Via Pascoli, Via Erodoto e località Parietone, nel settore nord-occidentale dell'attuale centro abitato, nelle immediate vicinanze del presunto terzo circuito difensivo di Hyrie (fig.2).
Il tracciato stradale, caratterizzato in corrispondenza di Via Erodoto da una complessa sovrapposizione stratigrafica che va dall'epoca arcaica al periodo imperiale romano, si configura come una delle vie di accesso dell'antico centro messapico, a servizio di strutture sia private, attestate dalla presenza di ambienti, che pubbliche.
In località Parietone, infatti l'asse viario costeggia una grande area grandagolare, larga mt. 30 circa, delimitata da un muro di pietre di medie e grandi dimensioni alternate a blocchi isodomici di riutilizzo, che recingeva un grande invaso di acqua ruscellante. Superfluo evidenziare quindi l'importanza del lavoro intrapreso non appena sarà ultimata la fase di immissione di tutti i dati disponibili. Esso consentirà infatti non solo di sistematizzare ed effettuare interventi di salvaguardia più mirati, ove possibile, ma permetterà, forse per la prima volta, di comprendere, alla luce di una visione globale di tutti i rinvenimenti, lo sviluppo topografico di una delle più importanti città messapiche, finora nota quasi esclusivamente per la vastità e la ricchezza delle sue necropoli.

Altri testi a sua firma sono:
-Oria - pagine di scavo, ed. Amm. Comunale - anno 1993
-Oria e l'archeologia : percorsi di una ricerca / a cura di Grazia Angela Maruggi. - Oria (BR): Italgrafica Edizioni, 2001

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