IL MESSAPO AKENAOS IN SOGNO MI HA DETTO CHE SOTTO IL CASTELLO DI ORIA.....-Si proprio così, ho fatto uno strano sogno: Akènaos, con voce cupa e roca, diceva che l'antica reggia messapica di cui ha scritto Strabone (58 a.c.) geografo dell'antica Grecia, si trova sotto il castello di Oria, lì sepolta da molti secoli, insieme alla zecca di monete di cui parla la prof.ssa Adriana Travaglini dell'Università del Salento. Il messapo Akènaos del sogno mi riferiva altresì che alla zecca sotterranea si arriva attraverso un cunicolo il cui ingresso si trova a pochi centimetri dal pavimento di piazza d'armi. Bah... era solo un sogno. Figuriamoci se una cosa del genere poteva passare inosservata ai funzionari della Soprintendenza che hanno seguito per due anni i lavori di restauro nel "nostro castello"!

martedì 22 dicembre 2009

Parentesi poetica.

Fra le varie cose che conservo in casa ho trovato una raccolta di poesie dell'oritano Pino Guida, dal titolo "Il piccolo Pitatedda - ricordi e realtà", realizzata tredici anni orsono.
Tutte bellissime le poesie.
Ho in mente di pubblicarle tutte ed inizio con la più lunga. Il titolo è: "Piazza Manfredi" (evidentemente com'era nei ricordi dell'autore, forse, circa 40-45 anni addietro).
Piazza Manfredi
Seguendo la via
che viene dal mare,
passando attraverso
una porta trionfale,
si trova uno spiazzo
di pietra che vive.


A destra e a sinistra,
girando lo sguardo,
vedo un barbiere
intento a pensare:
un figlio giurista
ed un altro da amare.

Una nuvola strana
di mosche ronzanti
attira il passante:
uomini rudi,
corrosi dal sale
dei frutti del mare.

Una "Luce" che tratta,
con pratica antica,
farina di grano
e carne arrostita:
il tutto annaffiato
con rosso paesano

Accanto alle stoffe
e corredi nuziali,
un "Leone" che guarda,
all'interno del quale
sciroppi e decotti
guariscono i mali.

Un piccolo vano
con carne bovina.
Un angolo pieno
di piccole cose
del piccolo Alfonso
dal fare noioso.

Su una vendita mista
di sale e tabacchi,
una scala mi porta
a vedere illusioni:
una candida tela
e tante emozioni.

Un Biagio, che è Santo
per gole arrochite,
nel piccolo Tempio
lasciato al degrado,
chiuso da sempre,
mai restaurato.

Tre vani di porta
uguali e perfetti:
su uno di questi
il padre di Tito
vende bottoni,
cravatte e calzini.

Un signore gentile,
dal barbaro... nome.
Un ufficio attrezzato
a vedere nei buio
cambia agli utenti
i lumi a petrolio.

Il nonno di Beppe,
all'angolo opposto,
ripara la voce,
immagini e suoni,
in tempo reale,
a scatole strane.

Un grande locale,
che sembra una botte:
"Pulcinella" vi serve
i mezzi e i quartini.
Al numero tredici:
ancora un barbiere.

Dietro un bancone
di buon "mascularu",
cinque gradini
di pietra scolpita:
un litro di asciutto
annebbia la mente.

In testa ha un sarto
la falce e martello:
aspetta, paziente,
che il figlio, un domani,
possa essere il primo
reggitor del paese.

Mi attira Giuseppe
con gelati al limone,
la panna con strega
e piccole essenze;
la pallina in bottiglia
a frenare la spuma.

Il fratello Luigi
ama i cani, la caccia,
e... le donne conquista.
Nel retro, nascosta
dall'aroma invitante,
la polvere... spara.

Oggetti per fumo:
per figlie tre rose
da ornare un... "giardino".
A fianco quel tale
la gamba sinistra
alla Patria ha donato.

I frutti di terra
raccolti al mattino;
i prodotti sudati
della spiga matura;
un cane randagio
in attesa dell'osso.

Cala la sera...
La notte cammina...:
silenzioso mi siedo
sul tondo scalino
e guardo, lontano,
quel Cristo che tace.

Pino Guida

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