IL MESSAPO AKENAOS IN SOGNO MI HA DETTO CHE SOTTO IL CASTELLO DI ORIA.....-Si proprio così, ho fatto uno strano sogno: Akènaos, con voce cupa e roca, diceva che l'antica reggia messapica di cui ha scritto Strabone (58 a.c.) geografo dell'antica Grecia, si trova sotto il castello di Oria, lì sepolta da molti secoli, insieme alla zecca di monete di cui parla la prof.ssa Adriana Travaglini dell'Università del Salento. Il messapo Akènaos del sogno mi riferiva altresì che alla zecca sotterranea si arriva attraverso un cunicolo il cui ingresso si trova a pochi centimetri dal pavimento di piazza d'armi. Bah... era solo un sogno. Figuriamoci se una cosa del genere poteva passare inosservata ai funzionari della Soprintendenza che hanno seguito per due anni i lavori di restauro nel "nostro castello"!

martedì 8 dicembre 2009

Cose oritane del passato. "L'assuta ti casa" - (La fuitina)

Si né ssùta ti casa (Se n'è uscita da casa).
Detto di quando una ragazza scappava via col fidanzato. Fatto considerato gravissimo, di cui se ne parlava in giro per molto tempo, come se si trattasse di una vergognosa disgrazia. I familiari della giovane non si facevano vedere in giro perchè dicevano di avere "la facci tagghiàta ti la virgògna" (la faccia tagliata dalla vergogna), per cui non volevano vedere e ascoltare nessuno. Giuravano di non volerla più vedere, di non perdonarla mai e che non le avrebbero dato "màncu nnà pèzza" (neppure uno straccio) per dote.
La ragazza, a sua volta, sapeva di averla fatta grossa e si affidava a qualche parente o amico capaci di interporre i loro buoni uffici per riappacificarsi coi genitori. Ma questi ultimi non volevano saperne, resistevano nonostante avessero il cuore a pezzi. Così passavano i giorni, a volte mesi, fino a quando arrivava qualche festività importante, come Natale o Pasqua, quando i sentimenti religiosi disponevano la gente al perdono. Era allora che la ragazza insieme al promesso sposo si presentava a casa dei genitori, i quali erano alquanto preparati a riceverli e magari alla presenza di familiari stretti, i quali si facevano trovare lì come per caso.
Il momento era particolare, oltremodo carico di tensione ed emozione. La ragazza entrava a capo chino, abbassando lo sguardo con aria sommessa. Poi, fra la paura e l'emozione, incrociava lo sguardo con quello del padre, gli andava incontro abbracciandolo e pronunciava la consueta frase: "Pirdònimi nnò lu fazzu cchiui!" (Perdonami non lo faccio più)...come se lo avesse potuto fare pure un'altra volta!
La scena, nella sua semplicità, era molto commovente ed i presenti si scioglievano in lacrime di gioia abbracciando gli sposi, i quali rimanevano felici e contenti ed io... mi nnì venni e nnò seppi cchiù niènti. (Fonte: Proverbi, detti e modi di dire oritani, di Damiano Pipino - Ed.Archeo 2000)
Possiamo dire che la fuga d’amore era alternativa al matrimonio. Gli aspiranti coniugi, per indurre e costringere le rispettive famiglie alla concessione del matrimonio, li piazzavano di fronte al fatto compiuto. Con questa pratica si accelerava il matrimonio riparatore. Tante volte le famiglie stimolavano "l'assuta ti casa" per evitare i costi matrimoniali che non potevano sostenere.
Dopo vari contrasti familiari si decideva “L'assuta ti casa”: Si prendevano accordi con un parente disposto a prendere in casa la coppia scappata, si avvisavano parenti compiacenti, si organizzava il viaggio, a volte in bicicletta, e poi si scappava. La fuga era un modo per placare i conflitti attraverso il fatto compiuto e generare tra le famiglie contrastanti un sentimento di pace e tregua. A questo punto il consenso dei familiari diventavava inevitabile.
Per amore comunque si scappa ancora oggi, come dimostra il seguente video:

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