giovedì 21 giugno 2012

PER FIDANZARSI UNA VOLTA ERA COSI'........

(Foto tratta dal web)
Ci è tòrtura all'acqua li tócca (Se è tortora all'acqua ritorna).
Così diceva il giovane quando attendeva la ragazza vicino alla fontana. Come le tortorelle vanno sempre dove c'è l'acqua, così la ragazza che amava il suo ammiratore, per incontrarlo, usciva da casa e andava a prendere l'acqua alla fontana pubblica. Il corteggiamento, infatti, avveniva presso le fontane dove le ragazze, alquanto imbellettate, andavano a prendere l'acqua per gli usi domestici. Facevano più viaggi per farsi ammirare dai giovani che a gruppi sostavano nei pressi della fontana. Quando un giovane riteneva che la ragazza avesse intuito le sue intenzione l'andava a "fermare", per farle la dichiarazione d'amore, iniziando quasi sempre con la frase fatta: "Signorina permetti una parola?" Tuttavia il primo approccio era sempre... un disastro! Appena il giovane si avvicinava e timidamente incominciava a balbettare, la ragazza, con fare altezzoso, lo interrompeva dicendo: "Vabbànni .... stu carniàli ... ci nò mo ti tiru la mìnzàna a ncàpu (Vattene…. questo carnevale…. se no adesso ti tiro la brocca in testa), oppure: "Alleviti ti nànti ca nnò si péti pi la scarpa mìa" (Togliti davanti che non sei piede per la scarpa mia), per fargli comprendere che non era suo paragone. A questo punto il giovane avvilito non trovava altre parole, quindi tornava vicino ai suoi amici come un cane bastonato. Quando, invece, la ragazza ci stava un po' diceva: "Ti ni puè scìri ca mò nnò portu càpu (Te ne puoi andare che adesso non ho in mente di fidanzarmi), oppure: "Lassimi scìri ca so vagnòna" (Lasciami andare che sono piccola), per voler dire che non aveva l'età per fidanzarsi. Frasi queste che lasciavano sperare ed il giovane continuava il corteggiamento, magari per mesi, fino a quando la ragazza, assicuratasi delle buone intenzioni del giovane, gli diceva: "Sì". Spesso, però, a condizione che, al più presto, le doveva portare a casa i propri genitori per il fidanzamento ufficiale. In quell'occasione, con l'accordo dei rispettivi genitori, si scambiavano “lu litràttu” (la foto), che il giovane metteva nel portafogli, comprato apposta, portandola sempre con sé per mostrarla ad amici e parenti. (Autore: Damiano Pipino-Accademico Tiberino, nativo di Oria, emigrato)

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